I miei fallimenti del 2020

I miei fallimenti del 2020

Reading Time: 5-7 minutes

Potete scegliere di ricordare tutto il male che l’universo ha provocato per l’essere umano sulla Terra nel 2020, o potete andare oltre.

Lo scorso anno il mio post è stato ottimista: avevo imparato un sacco di cose, ed ero pronto a utilizzare tutti gli insegnamenti appresi per fare del 2020 un grande anno di ripresa, di ribalta.

I risultati del mio 2020

E per carità: a guardare il mio foglio di calcolo con gli obiettivi del 2020, devo dire che sono andato egregiamente, migliorando di molto la mia posizione personale, la mia stabilità finanziaria e costruendo tutti i mattoncini del mio futuro: il prossimo anno mi laureerò (se tutto va bene), mi sposerò (se un altro lockdown non ce lo impedirà) e mi trasferirò dentro Roma con la mia futura moglie.

Ma questo non è un post ottimista sul futuro. Questo è un post negativo sul male assoluto. Ho deciso di farlo così, perché è inutile pensare al bene se non si conosce il male. Solo conoscendo il male, il dolore e la disperazione si può davvero apprezzare il bene nella sua forma più pura - quando arriva.

Lo scorso anno ho imparato a viaggiare, quest’anno ho imparato a stare fermo. Lo scorso anno non avevo una prospettiva di lavoro stabile (non fissa, quella mai, ma per scelta di vita), quest’anno mi sento un giornalista e un professionista di contenuti e community.

Quest’anno ho imparato a conoscere il dolore. In tutte le sue forme: quando sono rimasto a casa per 3 mesi senza vedere la mia futura moglie, quando ho letto tutti i DPCM per capire cosa potevo e non potevo fare.

Ho guardato molte meno serie TV dello scorso anno e quindi ho trovato molto tempo in più per studiare, e infatti ho passato 4 esami su 5, ma ho passato più di 200 ore a giocare e a studiare i DPCM per sentirmi più tranquillo. E invece mi sono depresso ancora di più.

Ho passato solo 4 esami su 5, quando il mio obiettivo era di 5 e quindi di laurearmi. Volevo leggere 15 libri, e invece ne ho letti solo 12, di cui 5 graphic novel. Ho giocato tantissimo per dar sfogo alla mia solitudine in molti momenti, e per sentirmi onnipotente almeno in un mondo fantastico, datò che nella realtà avevo lo stesso potere di un sasso sul fondo del mare: fermo, che aspetta che qualcuno lo smuova dall’alto.

Volevo scrivere questo post il 31 dicembre, e parlare dell’ottimismo che il 2021 ci avrebbe portato. E invece non ha senso, e il prossimo anno sarà un grande punto interrogativo.

Ogni anno, dal 2017, misuro i grandi obiettivi della mia vita. Per il prossimo, non ho idea di cosa mettere. Non ho la più pallida idea di cosa succederà.

Sono sicuro che i miei obiettivi cambieranno molto tra la prima e la seconda metà dell’anno, quello sì. Ma non riesco, come ho fatto nel 2019, a prevedere l’impegno che potrò mettere nel fare questo o quello. Nel 2020 avrei voluto correre tantissimo, e infatti ho iniziato bene. Ho fatto anche tanta attività, e poi è andato tutto in malora. Ora studio e lavoro, e non mi muovo per limitare al massimo gli spostamenti, andando solo a trovare la mia fidanzata, e questo mi fa stare malissimo. Vorrei correre, vorrei andare in bici, vorrei farlo quando mi pare e vorrei che si smettesse di lavorare in smart working per un po’, perché significa lavorare molto di più, e io voglio una pausa da tutto questo.

A dire il vero, penso che nel 2021 lavorerò decisamente di meno del 2020. Ma soprattutto perché nel 2020 ho lavorato come mai mi è successo da quando lavoro: tantissimo, senza sosta. Mi verrà molto difficile ripetere gli stessi numeri. RescueTime mi dice che sono stato 4100 ore al pc o al telefono, un incremento di circa il 70% rispetto al 2019. Sono anche stato produttivo (e l’ho percepito), ma l’aumento della produttività (misurata come ore impiegate a svolgere attività che hanno portato valore ai miei obiettivi) ha portato solo alla monotonia.

Per me, che ho fatto oltre 400 viaggi tra il 2017 e il 2019, svegliarmi tutte le mattine nello stesso letto e fare sempre le stesse cose (colazione, vestirsi, mettersi alla scrivania, lavorare fino alle 13, pranzare, rilassarsi 30 minuti, riprendere fino alle 18, rilassarsi) è stato distruttivo. Davvero, mi sento proprio scarico e apatico, se penso a com’ero prima. Ho avuto dei momenti belli, bellissimi (quando ho chiesto alla mia fidanzata di sposarmi su tutti), ho forzato le mie capacità creative per produttore articoli e ricerche su La Stampa che mi hanno stimolato tantissimo e mi hanno fatto conosce tante persone e idee nuove, ma li posso definire solo, come direbbe Schopenhauer, come il percorso del pendolo della vita, che oscilla tra dolore e noia. Attimi che sono destinati a essere sovrascritti in fretta da nuove situazioni di disagio.

Non so se questo mio pensiero è il risultato del fatto che sto crescendo e sto conoscendo il mondo sempre più per quello che è, ma mi sento sempre più cupo e meno ingenuo. Quando ho iniziato con Tweaknology nel 2014, non facevo altro che lodare l’innovazione ed essere ottimista sul futuro, e a ostentare i miei successi (sì, l’ho fatto). Mi rendo conto che quello era il percorso perfetto per diventare un influencer, con tutti i seguaci che commentano con complimenti, congratulazioni e celebrazioni per i successi raggiunti. E invece da un paio d’anni a questa parte, forse proprio dal momento in cui ho lasciato la società che avevo fondato, non faccio altro che celebrare i miei fallimenti, e ostentare quanto sia incapace di raggiungere certi obiettivi.

Per carità, qualcosa di buono riesco anche a farlo. Ma credo che il motivo per cui fallisco così tanto è che mi pongo degli obiettivi sempre grandi, irrealistici e irrealizzabili per i mezzi che ho a disposizione. Quello che viene fuori è che raggiungo dei risultati accettabili, che vengono percepiti come ottimi dal mondo esterno.

Ma che ci sto a fare al mondo, se non provo a fare cose impossibili? Se non provo continuamente a superare i limiti, a uscire sempre dalla mia zona di comfort, che diventa così sempre più grande? Io non sono capace di fare altro. Ed è quello che farò nel 2021, senza troppi fronzoli: amplificherò ancora di più la mia zona di comfort, e gli obiettivi saranno sempre gli stessi. Quest’anno la mia zona di comfort è aumentata moltissimo, ma io sono rimasto dov’ero. Ho visto i confini che posso superare, ma non ho potuto fare niente per andare oltre. Il prossimo anno potrei provare a varcali, se le restrizioni alla libertà personale saranno sollevate.

Ecco, è inutile che ci raccontiamo che tutto andrà bene. Non andrà bene niente neanche per il cazzo. E così che dobbiamo pensare, per poter sopravvivere al 2021. Negli ultimi 12 mesi abbiamo pensato che tutto sarebbe andato bene, ma i numeri invece ci dicono che la pandemia ha solo peggiorato. E probabilmente peggiorerà ancora, nonostante i vaccini. Perché comunque ci vogliono anni per vaccinare tutta la popolazione, non giorni e nemmeno mesi. Quindi, perché sperare che tutto andrà bene quando, almeno per il breve termine, non sarà così?

È ovvio che tutti questi ragionamenti sono adatti alla stragrande maggioranza delle persone che, come me, non ha la capacità di pensare e concepire il futuro oltre un arco temporale di 12 mesi. Praticamente tutti i millennials, perlomeno. Se c’è qualcuno che riesce a dire ‘andrà tutto bene’ e veicolare questo concetto facendo intendere che accadrà tra un anno o più, ben venga, sono pronto ad ascoltarlo. Ma per il resto, lasciate ogni speranza, o voi che entrare (nel 2021): sarà ancora peggio di quest’anno, e pensarla così è l’unico metodo che riesco a concepire per affrontare e sopravvivere al futuro.

La mia immagine con gli obiettivi non cambia di molto, ma acquisisce lo sfondo bianco e ha una forma di arcobaleno: voglio sperare che gli obiettivi del 2021 mi portino a essere più ottimista per il 2022, che mi ricordino che ho raggiunto tanti traguardi, e che i progressi del 2019 non sono andati sprecati: è solo una pausa, e poi si ritornerà più forti di prima. Voglio emozionarmi per ogni cosa buona che succederà nel 2021, perché sarà inaspettata e imprevista. E lo posso fare, bene, solo se non ho nessun tipo di aspettativa.

Buon (?) 2021, gente.

Support My WorkBuy me a coffee @ home
Giacomo Barbieri

Giacomo Barbieri

Head of Growth at Routescan. Building at the intersection of crypto infrastructure and AI agents.

rss facebook twitter github youtube mail spotify lastfm instagram linkedin google pinterest medium vimeo stackoverflow reddit quora quora